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Apriamo, per favore, un cantiere costituzionale permanente

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1024px-PalazzoChigiL’occasione di cambiare l’architettura istituzionale prevista dalla Costituzione e dalle sue mal concepite modificazioni di inizio millennio, era ed è un’occasione da non sprecare: bicameralismo paritario e federalismo regionalista non reggono. Le nuove modificazioni avevano bisogno di un’elaborazione attenta ai dettagli con ipotesi alternative ben definite nei pro e nei contro.

Un Partito Democratico con grandi ambizioni avrebbe dovuto impegnarsi a fondo e da tempo per cogliere bene l’occasione. Non ha mai avuto però l’autorevolezza per farlo. Così, quel che non doveva avvenire è avvenuto. Nel modo peggiore. L’iter delle modificazioni costituzionali doveva essere garantito non solo nei tempi ma anche nei modi, ovvero tenendolo fuori il più possibile dalle contingenze politiche e dalle logiche della campagna elettorale permanente giocata spesso sul piano della propaganda politica. Non è stato così per mancanza di pensiero politico forte. Non è stato così perché voci autorevoli del costituzionalismo italiano sono partite male esagerando le critiche di pericolo autoritario.

D’altra parte, essendo in campo un Movimento com’è quello 5 Stelle, nato per delegittimare in radice i partiti che operano nell’attuale malfermo sistema politico, c’era poco da aspettarsi su quella sponda. Quel che bisognava evitare era, in ogni caso, che nel Partito Democratico si consolidassero fratture serie. In materia costituzionale è del tutto naturale avere idee diverse e in qualche modo “irriducibili” nella loro diversità. E’ tuttavia inutile agitare mantra del tipo “nel partito dopo il dibattito decide la maggioranza” et similia. Le frasi fatte sono inevitabili ma ad un certo momento sono dannose e non è detto che incantino più di tanto il pubblico. Quel che conta è arrivare a soluzioni nuove con buona fantasia creatrice.

E’ chiaro ormai che bisogna chiudere assai presto la prima lettura in Senato della “novella” costituzionale che prevede la fine – da tutti auspicata – del bicameralismo paritario. Ma si devono trovare alcuni aggiustamenti, possibili e ragionevoli. Senza impuntature su bandiere, come il “suffragio universale” da applicare sempre e comunque nello stesso modo senza pensare, nemmeno alla lontana, a come coniugarlo ai criteri delle competenze e dei saperi. E senza cadere nelle trappole delle facili e parziali comparazioni con sistemi di seconda camera alla Bundesrat, rinsecchendo fra l’altro il modello di riferimento.

Come scrive molto bene Mauro Magatti,  si ha l’impressione che alla base di questo serrato scontro sulle riforma, emerga sostanzialmente la mancanza di un forte spirito costituente. Contentarsi, infatti, di conseguire la fine del bicameralismo paritario non basta. L’architettura istituzionale prevista in Costituzione ha bisogno di altri importanti cambiamenti anche per riparare alle disattenzioni dei padri costituenti oltre che per considerare in dettaglio gli effetti delle varie norme costituzionali in materia di istituzioni (norme a cui non si attaglia il mantra che spesso ha ripetuto la sinistra stanca della “Costituzione migliore del mondo”).

Allora quel che sarebbe giusto chiedere al Partito Democratico, cioè al maggior partito del paese, non è tanto la convocazione in ogni caso del referendum confermativo (su una modifica importante ma monca della Costituzione) ma la dichiarazione ferma che il cantiere costituzionale va tenuto aperto e con modalità tali da chiamare alla collaborazione la più ampia “intelligenza collettiva” (non soltanto dirigenza di partito, professori di diritto costituzionale o altri addetti stretti ai lavori) veramente interessata a dare al paese e – inevitabilmente – all’Europa, un’architettura istituzionale democratica e funzionale, cioè un po’ più adeguata alla complessità del mondo attuale da governare. A questo proposito quando abbiamo proposto un ristretto Consiglio Economico Sociale e Ambientale fra gli organi ausiliari previsti in Costituzione, non era certo per salvare un Cnel indifendibile ma per dare compiti alti ai saperi.

Ora, però, ci viene da porre una domanda. Quando, di recente, in una intervista a “La Repubblica” Debora Serracchiani, vicesegretario del PD ha affermato che della riduzione dei deputati si sarebbe parlato in un momento successivo, ovvero quando si sarebbe affrontato il problema della Camera dei Deputati, voleva intendere che il cantiere costituzionale rimarrà aperto? Sarebbe molto importante avere una chiara risposta positiva. Solo allora sarebbe possibile mobilitare molte energie rompendo l’insopportabile autoreferenzialità dei politici che per mentalità acquisita talvolta inconsapevolmente è ben difficile da estirpare.

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