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Comunicazione pubblica

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Grazie all'utilizzo di una tecnica comunicativa che fino ad oggi era rimasta prettamente legata ad un panorama politico-elettorale, il Presidente del Consiglio chiede ad ogni singolo dipendente di diventare parte del suo progetto. La capacità persuasiva su principi evocativi rimane l’elemento di punta della comunicazione di Matteo Renzi, una logica fino ad oggi molto distante dalla comunicazione di servizio ma non per questo – nel caso specifico - sbagliata. Anzi.

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I cittadini chiedono risposte e risultati in tempi brevi puntando tutto su quella che viene percepita come “l'ultima possibilità”, la responsabilità dunque è enorme e la risposta che si deciderà di dare posizionerà chiaramente il politico in una parte di campo piuttosto che in un'altra. Le risposte infatti non sono quasi mai semplici e immediate, tantomeno possono esserlo se in discussione ci sono questioni particolarmente tecniche e specifiche. Il profilo del buon comunicatore (e del buon politico, condicio sine qua non per intavolare un ragionamento di questo tipo) è infatti quello di colui che riesce a trovare il giusto equilibrio per veicolare la complessità senza barattarla a tutti i costi con la semplificazione.

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È necessario indagare con attenzione sul tipo di rapporto che intercorre tra la comunicazione di pubblica utilità e una comunicazione più strettamente politica, finalizzata alla costruzione e al consolidamento del consenso intorno alla figura e all'azione di quei rappresentanti politici che ricoprono cariche istituzionali.

Nelle dichiarazioni rilasciate subito dopo il conferimento dell'incarico, Matteo Renzi promette una rivoluzione in pochi mesi. Proposito coraggioso, ancorché - nei modi di governo – le rivoluzioni non abbiano prodotto quasi mai soluzioni soddisfacenti ma molto più spesso macerie. Più rischiosa è la promessa di una “rivoluzione” nella pubblica amministrazione.