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Ricerca e innovazione

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nel campo delle tecnologie di frontiera, gli investimenti presuppongono visioni di lungo periodo e ad alto grado di incertezza. Prescindono da ogni valutazione di risultati economici a breve. Certo, possono ben contare anche le valutazioni dei costi come flussi di commesse e denaro verso certi settori industriali. Tuttavia, non capovolgendo l'ordine naturale delle cose, i possibili effetti anche a breve non possono essere i fattori decisivi per scelte di investimento di questo tipo.

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Siamo costretti a fantasticare sull’esistenza di un database che consideriamo fondamentale ma che non esiste. Un database che, qualora esistesse, rappresenterebbe la base di informazioni per qualsiasi progettazione di politiche di Ricerca e Innovazione a qualsiasi livello ed in qualsiasi ambito che riguardi lo sviluppo. Purtroppo, ostinarsi in questa fantasia genera rabbia, in quanto l’assenza, affatto mitologica, di un complesso di informazioni su quel patrimonio di strumentazioni, servizi competenze ed organizzazioni connesse a vario titolo alle attività R&S&I, è comprovata.

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Dopo aver parlato, poco tempo fa, di “medium tech”, estendiamo ed approfondiamo il discorso su competitività e innovazione parlando di infrastrutture di ricerca, cioè degli insiemi organizzati di “facilities” materiali e immateriali (comprese le capacità gestionali) necessarie per portare avanti soprattutto le scienze applicate.

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Cos'è il medium tech? Lo spiega Gianfelice Rocca nel libro "Riaccendere i motori" recentemente pubblicato da Marsilio nella collana i nodi. È l'innovazione fondata sulla “capacità di incastrare al meglio i fattori della produzione, in un lungo cammino fatto di tentativi e di errori” . Una capacità che guarda alla “ possibilità evolutiva" di settori maturi che normalmente si è invece pronti ad abbandonare.
Oltre le start up: politiche di sviluppo e finanziamento dell'innovazione

L’interesse generatosi attorno ai temi dell’articolo “Start-up non è sinonimo di innovazione”, ha dato vita ad uno spazio di dibattito che non poteva essere trascurato. Dallo scambio di idee sono emerse alcune esigenze di approfondimento su tematiche come il Venture Capital, la defiscalizzazione ed il contesto competitivo che non potevano essere trascurate. A questo proposito, dopo aver raccolto tali istanze, sono stati rivolti alcuni quesiti a Enrico Martini ed Mattia Corbetta - Segreteria Tecnica del Ministro dello Sviluppo - che hanno contribuito, attraverso un’opinione qualificata, a definire i contorni del fenomeno “start-up/Italia”. Qui di seguito domande e risposte.

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Nella confusa sfera mediatica del nostro Paese, da qualche anno ormai, un termine continua ad orbitare ossessivamente attorno alle tematiche dello sviluppo economico e dell’innovazione. Il termine in questione è start-up; una parola che - dispensandoci ora dallo scavo etimologico - si è ormai introiettata nelle nostre conoscenze individuali con il significato di “nuova impresa”, o “impresa innovativa”, o “azienda giovane e tecnologica” e così via.

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Dopo le recenti affermazioni del Ministro dei Beni e delle Attività Culturali e del Turismo, Dario Franceschini, che assurge il proprio dicastero al ruolo di Ministero del Tesoro bis, la necessità di una più attenta disamina di quali mezzi tecnici possano e debbano essere adottati per difendere, conservare e valorizzare questo nostro “petrolio”, dovrebbe essere avvertita con un autentico carattere d’urgenza.

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Immaginiamo per un attimo una squadra di calcio in cui tutti i suoi 11 giocatori si pongano come obbiettivo personale quello di segnare in rete. Non occorre un grande sforzo di fantasia per immaginare gli esiti disastrosi di un simile comportamento sulla performance di questa squadra. Adesso immaginiamo che vi sia, invece, un’altra squadra, composta da decine di migliaia di individui, in cui ognuno si ponga un altro tipo di obbiettivo: pubblicare articoli scientifici al fine di vincere la “coppa” dell’abilitazione scientifica nazionale. Anche in questo secondo scenario il risultato rimane invariato: la squadra perde.

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Subito dopo la retorica della semplificazione amministrativa: chiesta, normata e mai realizzata, da qualche tempo ci siamo imbattuti nella retorica dell'innovazione, leit motiv che negli ultimi anni si è imposto trasversalmente occupando massivamente il dibattito pubblico. Ma oltre la retorica, qual'è realmente il processo che può portare il paese verso il traguardo di un'innovazione fattuale?

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Di parole, scritte e pronunciate, in merito al cosiddetto “metodo” e alla Stamina Foundation se ne sono lette e sentite parecchie. Ma se si volesse provare però a trovarne una “collocazione cronachistica” esatta, ovvero qualcosa che aiutasse, per lo meno, il comune cittadino a definire i contorni del caso Stamina, ci troveremmo subito di fronte ad un immenso imbarazzo: si tratta di cronaca istituzionale? di cronaca scientifica? di cronaca sociale? di cronaca giudiziaria?

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“L'Agenda digitale non è un documento programmatico di settore, né solo l'articolazione di un insieme di azioni o interventi, ma è, innanzitutto, un'idea di...

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A dicembre 2013 la Commissione Europea ha approvato il più grande programma di finanziamento a sostegno della Ricerca e dell’Innovazione mai attuato in Europa:...