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Compiti e funzioni di un Senato nuovo

Quali compiti e quale ruolo del per un nuovo Senato al fine di attuare una vera riforma.

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Compiti e funzioni di un Senato nuovoVeniamo ad alcune considerazioni riguardanti le “novelle” proposte in materia di ruolo e compiti del Senato.

La prima è quella che porta a riflettere sul fatto che il ragionamento ruoti sempre e soltanto o prevalentemente intorno alla funzione legislativa con la preoccupazione di non cancellarla in certi campi, quelli riguardanti in particolare le autonomie, e di garantire una possibile presenza del Senato sull’ arco completo delle possibili materie oggetto di legislazione. Come dire che l’idea sottostante è quella di onorare il concetto che il Parlamento è il sistema istituzionale del “fare leggi” . Un dato che si dà per scontato ma che, in definitiva, costringe a focalizzare i compiti del Senato sulla questione della sua partecipazione al processo legislativo anche se attraverso strumenti della cui efficacia è lecito dubitare. Mi riferisco alla facoltà di “richiamare” le leggi per un esame ed un intervento del Senato. La seconda è che, in una visione un po’ più libera e “laica”, si potrebbe ragionare diversamente partendo dal mettere in chiaro quelle funzioni da sempre ritenute proprie del Parlamento che poi di fatto vengono messe ai margini dall’egemonia, vera o presunta (e magari di facciata) del”fare leggi” . Ci riferiamo al ruolo del controllo parlamentare.

Al di fuori di interrogazioni e interpellanze, il controllo parlamentare – quello soprattutto che vuole lavoro sistematico – è ridotto a poca cosa. Le grandi inchieste parlamentari non sono più di attualità. L’istituzionalizzazione in Commissioni di certi controlli in forma di Commissioni bicamerali costituiscono un’esperienza controversa. Da un’inchiesta sulla quale richiamare alla fine risultati analitici e raccomandazioni si passa ad una routine di lavoro di commissione.

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D’altra parte tutto ciò che non ha marchio più o meno parlamentare passa in secondo o terzo piano. Vogliamo ricordare lo scarso o nessun seguito che hanno le relazioni della Corte dei Conti sulla gestione delle varie amministrazioni ovvero degli enti pubblici fattore che incentiva fiacche routines nell’organo di controllo senza richiami forti a tecniche professionali agguerrite ed interdisciplinari. Si può continuare ricordando il gran numero delle Relazioni che le Autorità indipendenti sono più o meno tenute a formulare annualmente e che per lo più servono piuttosto a creare cerimonie che scimmiottano la Relazione annuale del Governatore della Banca d’Italia all’Assemblea di maggio dei Partecipanti. Ora queste Relazioni con cui si riferisce ai soggetti del sistema di Governo non costituiscono mai occasione di una attenta valutazione da parte del Parlamento.

C’è quanto basta per dire che il nuovo Senato dovrebbe essere il primo destinatario di queste Relazioni al fine di molteplici possibili interventi, a cominciare da quelli di iniziativa legislativa.

Una definizione non generica dei compiti di controllo parlamentare di un nuovo Senato deve essere adeguatamente perseguita per non fare definitivamente decadere il controllo parlamentare alla facoltà di presentare occasionali interrogazioni al Governo, magari enfatizzate dalla pratica del “question time

Ancora in quest’ordine di idee dovrebbe essere declinato un ruolo particolare di garanzia costituzionale del Senato. Dovrebbe essere prevista una strada rapida di accesso alla Corte Costituzionale che passa attraverso il Parlamento e in particolare attraverso il Senato. Nulla di nuovo confronto a quanto previsto in altre Costituzioni europee. Si consideri, in particolare, il caso tedesco.

La terza considerazione riguarda la possibilità di affidare al Senato il ruolo di una sorta di camera arbitrale concernente i conflitti fra Stato centrale e Autonomie, magari come passaggio intermedio prima dell’accesso alla Corte Costituzionale. Il Senato dovrebbe essere considerato come l’istanza maggiore della cooperazione interistituzionale e dei livelli di governo. Sul piano tecnico non è complesso trovare le formule giuste da inserire in Costituzione. Certo, con una visione d’insieme come quella proposta il Senato delle Autonomie diverrebbe non un ramo minore e residuale del Parlamento come organo legiferante ma un ramo forte che recupera o fa emergere istanze istituzionali oggi sacrificate o non bene emerse. Istanze che comunque rispondono alla necessità di superare le secche del suffragio universale e del vecchio parlamentarismo. Pierre Rosanvallon ha continuato a dare a questo riguardo indicazioni utili, mentre si può ben dire che soltanto con la fine dei partiti di massa che abbiamo conosciuto nella seconda metà del Novecento ci sarebbe spazio per prendere coscienza di queste istanze . Il sistema delle istituzioni della democrazia sarebbe rafforzato.

Fonte foto: licenza Creative Commons 2.0 di Palazzo Chigi

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