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Il “dilemma digitale”

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agenda digitaleNel precedente articolo esprimevo grande apprezzamento per la capacità dimostrata da Enrico Letta, allora Presidente del Consiglio, nell’aver saputo cogliere la vera essenza dell’Agenda Digitale.  Sono passati appena due mesi, abbiamo un nuovo Presidente in carica che si dovrebbe fare portatore di un approccio chiaro sul digitale. Il precedente governo aveva incaricato Francesco Caio Commissario per l’Agenda Digitale, ruolo ricoperto formalmente fino al 31 marzo. Caio, in pochi mesi, è riuscito, al netto dei risultati, a creare diverse occasioni d’incontro tra i livelli chiave della pubblica amministrazione deputati al coordinamento dei lavori sul digitale, impostando un metodo collaborativo, cadenzato e orientato ai risultati. “Mister Agenda Digitale”, così era stato appellato, ha fondato la sua azione sulla promozione di un approccio trasversale, proprio come previsto dal documento stipulato in sede europea.

Secondo il suo approccio sistemico, l’Agenda avrebbe dovuto più che mai contribuire alla crescita di tutto il paese integrando, in un’unica visione, pubblico e privato, seguendo così la direzione auspicata dall’Unione europea. A conferma di questo Caio dichiarò che l’Agenda Digitale “Non è una sommatoria di progetti specifici ma una riforma strutturale dello Stato con l’obiettivo dell’abbassamento del costo della macchina amministrativa e dell’innalzamento del livello di competitività del paese” e che “il problema dell’agenda digitale è tutto fuorché tecnologico, è politico“.

L’idea che si tratti di una questione politica è ampiamente condivisibile, pertanto ci si chiede su quali direttrici si muoverà il neo Presidente del consiglio Matteo Renzi che nel primo mese di governo non ha ancora assunto nessuna decisione o espresso posizioni chiare inerenti al Digitale. La delega è rimasta nelle sue mani e nonostante l’annuncio di alcune “sorprese”, al momento, nessuno sa chi svilupperà e come, la politica sul digitale di questo governo. All’interno del suo programma per le primarie e nel suo discorso programmatico, l’attenzione alle politiche digitali è data quasi per scontata ma al momento pare che le nuove tecnologie siano state utilizzate solo all’interno del perimetro comunicativo.

L’unica certezza è che ad oggi, oltre all’annuncio della Davos digitale di Venezia programmata per luglio, lo sviluppo digitale non sembra ancora essere una priorità e il tempo trascorso senza una definizione chiara della governance che si intende adottare ha già fatto perdere al Paese un importantissimo treno. Sarà infatti quasi impossibile sfruttare al meglio i fondi europei della programmazione 2014-2020 per lo sviluppo digitale, visto che proprio in questi giorni si sta chiudendo l’accordo di partenariato con l’Unione europea e che il governo la sta presidiando senza una politica definita sul digitale.

Il processo di digitalizzazione del Paese si configura ancora eccessivamente farraginoso, articolato su molteplici piani spesso non comunicanti e frammentato nelle diverse funzioni. Il nuovo governo dovrebbe proseguire nel solco tracciato dal commissario Caio e realmente, oltre la retorica, credere nel digitale.

Insomma parafrasando il Signor G, potremmo concludere dicendo che “Il dilemma era quello di sempre, un dilemma elementare. Se aveva o non avevo senso il digitale”.

Fonte foto: Wiros Licenza Creative Commons 2.0

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