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Riforma del senato

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Il superamento del bicameralismo perfetto e una ridefinizione del ruolo del Senato sono tentativi di risposta al distacco crescente tra i cittadini e le istituzioni. Il disegno di legge di riforma costituzionale presentato al Senato lo scorso 11 luglio, cosi come modificato dalla Commissione affari costituzionali del Senato, prevede un Senato a composizione mista ed eletto in modo indiretto dai Consigli regionali, in cui vi è una sensibile riduzione del numero dei Senatori, che passano da 315 a 100, cosi ripartiti: 74 saranno Consiglieri regionali, 21 saranno i Sindaci e 5 senatori di nomina presidenziale scelti tra i cittadini italiani che abbiano «illustrato la Patria per altissimi meriti nel campo sociale, scientifico, artistico e letterario» (come l’attuale art. 59, comma 2 della Costituzione), con durata settennale e non più vitalizia. Rimane la nomina di Senatore a vita per i Presidenti della Repubblica a seguito della scadenza del settennato presidenziale.

Proposta per la riforma del senato Sergio Ristuccia su Queste istituzioni

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Cominciata in Senato la procedura di discussione delle "novelle" della Costituzione sulla base, com'è giusto, del Disegno di legge costituzionale presentato dal Governo (nel testo completo di relazione e articolato redatto infine secondo le regole), si può lasciare da parte ogni attenzione alle polemiche attizzate da esigenze, più o meno comprensibili, di tipo elettorale

Compiti e funzioni di un Senato nuovo

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Veniamo ad alcune considerazioni riguardanti le "novelle" proposte in materia di ruolo e compiti del Senato. La prima è questa: il ragionamento ruota sempre e soltanto o prevalentemente intorno alla funzione legislativa con la preoccupazione di non cancellarla in certi campi, quelli riguardanti in particolare le autonomie, e di garantire una possibile presenza del Senato sull' arco completo delle possibili materie oggetto di legislazione. Come dire che l'idea sottostante è quella di onorare il concetto che il Parlamento è il sistema istituzionale del "fare leggi" . Un dato che si dà per scontato ma che, in definitiva, costringe a focalizzare i compiti del Senato sulla questione della sua partecipazione al processo legislativo anche se attraverso strumenti della cui efficacia è lecito dubitare. La seconda è che, in una visione un po' più libera e "laica", si potrebbe ragionare diversamente partendo dal mettere in chiaro quelle funzioni da sempre ritenute proprie del Parlamento che poi di fatto vengono messe ai margini dall'egemonia, vera o presunta (e magari di facciata). del"fare leggi" .

Quali senatori e quali organi ausiliari, ovvero quale riforma del Senato

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Le grandi questioni da affrontare a questo punto sono due: che tipo di membri del Senato possono attendere a compiti tanto impegnativi. E cosa sono gli “organi ausiliari”, a chi devono servire ed insomma che senso hanno gli articoli 99 e 100 della Costituzione del 1948. Sulla prima questione c'è da dire che, anche quando ci si voglia limitare alla funzione legislativa occasionale e ridotta, c'è bisogno di senatori in servizio permanente effettivo. La seconda questione è quella del ruolo degli “organi ausiliari” di cui agli articoli 99 e 100 della Costituzione. Il Disegno di legge costituzionale presentato dal Governo prevede la soppressione del Consiglio Nazionale dell'Economia e del Lavoro attraverso la semplice soppressione dell'articolo 99 (in pratica, le cose saranno più complicate, ma non è questo un argomento da affrontare qui) adducendo motivazioni molto elementari.