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Finanziare Rosetta

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Rosetta_-_comet_fly-byL’arrivo a destinazione, nello spazio profondo, della navicella Rosetta sta dando soddisfazione a scienziati e ingegneri spaziali italiani che sono stati parte importante dell’impresa negli oltre quindici anni che finora ha impiegato il progetto per realizzarsi. Proprio a ripensare quella decisione vengono in mente alcune considerazioni.

La prima é che, nel campo delle tecnologie di frontiera, gli investimenti presuppongono visioni di lungo periodo e ad alto grado di incertezza. Prescindono da ogni valutazione di risultati economici a breve. Certo, possono ben contare anche le valutazioni dei costi come flussi di commesse e denaro verso certi settori industriali. Tuttavia, non capovolgendo l’ordine naturale delle cose, i possibili effetti anche a breve non possono essere i fattori decisivi per scelte di investimento di questo tipo. Malgrado ogni possibile forzatura siamo in un campo dove non valgono i criteri di giudizio a breve così ampiamente dominanti nell’economia contemporanea.

La seconda é che tali investimenti, quando si decide di farli, non possono non essere a carico dei bilanci statali. E servono a dare concretezza ad una funzione politica – il sostegno della scienza nelle sue applicazioni – che si é molto potenziata in epoca contemporanea.

C’é da dire che i tax payers sono, però, naturalmente inconsapevoli del valore e della portata di investimenti che non hanno ricadute neppure lontanamente riconoscibili nella vita quotidiana. E quando si tratta di investimenti riguardanti lo “spazio profondo” ciò é molto più vero che in altri casi. Nasce qui il problema della responsabilità politica delle scelte concernenti la grande ricerca di base e le tecnologie super specialistiche. I problemi delle competenze adeguate, del grado alto di interesse collettivo e intergenerazionale che si deve comunque immaginare, della mancanza di conflitti di interesse e altri connessi spesso non emergono facilmente. Negli Stati Uniti la ricerca spaziale ha avuto i suoi problemi di finanziamento da quando non è più percepita come parte sostanziale degli investimenti di tipo militare. Si é detto che ormai, presso il Congresso, tutti i campi di ricerca di base sono portati ad operare come lobbies in contrasto fra loro. E’ il dialogo alto e continuativo fra le scienze che dovrebbe contribuire ad assicurare la buona soluzione del problema della responsabilità delle scelte.

La terza considerazione riguarda il permanere, in capo ai decisori di una importante spesa pubblica, di un dovere di “ritorno dell’investimento” per la collettività. Senza che ciò significhi contraddire quanto detto innanzi. Al di là degli aspetti simbolici che possono avere certi successi scientifici-tecnologici si profilano almeno due linee di politica pubblica: la valorizzazione dei talenti scientifici e delle scuole tecnologiche di eccellenza (per esempio, l’Agenzia Spaziale Italiana dovrebbe concepirsi sempre più come complesso di importanti “infrastrutture di ricerca”); la sollecitazione del cd. “trasferimento tecnologico” che metta in relazione la domanda di innovazione del sistema produttivo e il lavoro in atto o in fieri della ricerca di base o della ricerca applicata di qualità. Il campo spaziale é sempre stato un buon terreno di sperimentazione.

La quarta considerazione concerne l’Europa. Che sia possibile festeggiare il successo di Rosetta come un successo europeo suona in controcorrente rispetto allo stato stanco, se non asmatico, dell’ Europa e alla mentalità retroversa della non-politica economica dell’Unione Europea e del suo attuale sistema di governo. Il caso Rosetta dimostra che l’Europa come entità collettiva che conta ed é universalmente riconoscibile, c’è tutte le volte che si é saputo ben cogliere le occasioni per cooperare.

Le donne e gli uomini che hanno lavorato intorno a Rosetta sono di fatto i paladini di un ben diverso modo di essere della cooperazione europea.

 

Foto wikipedia

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