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Avanti, ripartiamo con il medium tech

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Cos’è il medium tech? Lo spiega Gianfelice Rocca nel libro “Riaccendere i motori” recentemente pubblicato da Marsilio nella collana i nodi. È l’innovazione fondata sulla “capacità di incastrare al meglio i fattori della produzione, in un lungo cammino fatto di tentativi e di errori” . Una capacità che guarda alla “ possibilità evolutiva” di settori maturi che normalmente si è invece pronti ad abbandonare.

Gianfelice Rocca "Riaccendere i motori", la copertina del  libroRiportandosi alla definizione di “competitività” di un’economia data da Michael Porter già vari anni addietro secondo il quale “un Paese è competitivo nel momento in cui le aziende che operano sul suo territorio sono in grado di competere con successo nell’economia globale e di assicurare, nello stesso tempo. Standard di vita elevati e crescenti al cittadino medio”, Rocca afferma che proprio il medium tech può consentire di conseguire questo risultato.
L’innovazione radicale e rivoluzionaria cambia sì in profondità la vita delle persone ma “quasi sempre ha un impatto sulla distribuzione del lavoro e della ricchezza assai meno rilevante e spesso diseguale in confronto a quella ”. Questa non ha bisogno di talenti straordinari e per lo più giovani (per questi talenti si può ripetere quel che spesso si è detto dei grandi matematici: che devono dire quel che devono dire prima dei trent’anni), ma deve invece valersi di “talenti ordinari” e si alimenta “della conoscenza cumulativa acquisita nel tempo, ovvero dell’esperienza”.

A ciò si può aggiungere che nella definizione di competitività di Porter c’è la consapevolezza che “le economie fortemente focalizzate sul solo tendono a polarizzare il mondo del lavoro fra fasce a redditi molto alti e fasce a redditi bassi e decrescenti, le cui aspettative per il futuro diventano ogni giorno più misere. Anche al netto dell’instabilità sociopolitica che una situazione siffatta può comportare, c’è un problema non solo di diseguaglianze ma anche di dinamica sociale. Il principale ostacolo alla mobilità risiede nelle diseguaglianze economiche. (…..)L’ascensore sociale ha bisogno di tanti piani intermedi ai quali fare soste progressive(…). E’ molto difficile immaginare una società attiva e dinamica – nella quale le posizioni sulla scala dei redditi e dei patrimoni si rimescolano frequentemente, il merito è premiato consentendo di intraprendere carriere importanti anche a persone di modesti natali – che sia al contempo fortemente polarizzata”.

Gli stessi Stati Uniti appaiono oggi caratterizzati – avverso lo stesso american dream – da grandi diseguaglianze che li rendono una società meno fluida che in altri precedenti momenti storici. Anzi, secondo varie rilevazioni, gli USA si stanno trasformando in un paese a bassa mobilità sociale pur rimanendo una importante mobilità territoriale interna.

Nel contesto di queste considerazioni generali, o anche possiamo dire di queste premesse di teoria e ricognizione dei fenomeni in atto (molto fa riferimento, Rocca, ad analisi come quella di Raghuram G. Rajan, attuale Governatore della Banca centrale indiana, che nel libro Fault Lines dichiara la convinzione che la Grande Crisi ancora in corso è dovuta alla crescente disuguaglianza sociale) lancia un forte messaggio molto preciso: in Italia il settore industriale forte continua ad essere quello manifatturiero perché è quello in cui meglio si realizza il medium tech. Come, al di là dei tanti dati forniti, “sarebbe ancora più evidente a coloro che volessero e potessero in queste aziende, osservandone da vicino le produzioni e il modo in cui ordinano i fattori produttivi”. Un messaggio che senza retorica mi sembra giustamente contrastare i luoghi comuni delle generiche visioni del declino, ormai divenute insopportabili.

Scrive Rocca: “La prospettiva che ho adottato è evidentemente e necessariamente, di : si fonda su quel medium tech che, ripeto, costituisce la parte più dinamica e attrattiva dell’economia italiana. (…) La mia ambizione è che questo libro possa suggerire a qualcuno dei suoi lettori prospettive che sino a ora non immaginava. Non vuole dare tutte le risposte, ma stimolare qualche nuova domanda”.

Ebbene, a me sembra che l’Autore abbia un’ambizione giusta e vorrei dire dichiarata con molta tempestività. Chiamando implicitamente a raccolta gli imprenditori che hanno la capacità e la passione dell’innovazione combinatoria e incrementale, rappresentandone un progetto/manifesto antiretorico e motivato, vorremmo contribuire a farne un riferimento per la messa a punto di quelle politiche pubbliche per l’innovazione che si possono fare su ampia scala. Allora è necessario entrare nei dettagli del “manifesto” di Rocca. E porgli naturalmente alcune importanti domande. Per quanto ci è possibile ci proveremo con altri interventi. Chi scrive non può, del resto, non avvertire che trova nel libro ragioni e suggestioni che fanno riemergere echi molto importanti e forti dell’imprenditorialità di cui fu maestro Adriano Olivetti che ben coniugò, nel contesto storico proprio, una grande scuola di medium tech con l’attenzione e la sperimentazione, molto determinata, nel campo della nascente high tech.

Licenza immagine in alto: Creative Commons 2.0 di Dave Townsend

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