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Oltre la BCE: la democrazia europea, l’euro e le corti

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La democrazia europea, l'euro e le cortiLa decisione della Corte Costituzionale tedesca (Bundesverfassungsgericht), presa il 7 febbraio scorso dalla Seconda Sezione con 6 voti a favore e 2 contrari , rappresenta con efficacia la sostanza delle posizioni che oggi la Germania esprime rispetto all’Unione Europea ed in particolare all’Eurozona.  Dietro la questione dell’euro e degli strumenti in possesso della Banca Centrale Europea c’è quella ben maggiore del significato da dare alla democrazia in Europa. Lasciamo, quindi, da parte tutti gli aspetti più tecnici  della vicenda giudiziaria e consideriamo solo da ultimo il merito specifico della decisione. Partiamo invece dalla fine del documento diramato  cioè dalla parte in  cui si dà conto delle opinioni dei due giudici dissenzienti.

La Giudice Lubbe-Wolff afferma che  la Corte è andata oltre la propria competenza. I ricorsi dovevano essere rigettati come inammissibili. Infatti, la questione di come Governo Federale e Bundestag reagiscano a violazioni di diritti sovrani tedeschi in materia di Unione Monetaria non può avere risposta in termini di azioni concrete predeterminate come obbligatorie  anche nel caso di omissione di reazione. Non è  sorprendente che non  ci sia traccia né nel testo della Costituzione né in casi di interpretazione delle norme costituzionali E’ materia di discrezionalità politica. Non c’è una specifica azione prescritta come costituzionalmente imperativa rispetto alla quale si possa agire per omissione di governo o parlamento.Tanto più che è stato oggetto di decisione giurisdizionale che atti di cooperazione del Governo nelle decisioni dell’Unione non possono essere sottoposti a valutazione della Corte.

Il Giudice Gerhardt, a sua volta, amplia il discorso. Arriva al cuore del funzionamento della democrazia rappresentativa.Senza connessione con diritti soggettivi fondamentali non è ammissibile attribuire a singoli individui  il potere di chiedere una revisione  (an ultra vires review) degli atti dell’Unione Europea. Il Governo Federale e il Bundestag devono avere un margine di apprezzamento e discrezione che il cittadino deve accettare. Tanto più che in materia di politica economica e di politica monetaria manca qualsiasi criterio di chiarezza e  di univocità come sarebbe invece necessario. I cittadini  possono esercitare la loro influenza attraverso petizioni, attività dei partiti politici, dibattiti sui media. Se poi questa influenza non raggiunge i suoi scopi, non è questione di “deficit democratico”, ma semplicemente il segno che la decisione della maggioranza è diversa.

Le due opinioni dissenzienti  toccano il cuore dello stato della democrazia in Europa. Si poteva finora ammettere, a malincuore, che il processo dell’integrazione europea fosse condizionato dalla democrazia tedesca nel senso che, in osservanza delle indicazioni della Corte Costituzionale, tutti gli accordi e le intese raggiunte a livello europeo dovessero passare al vaglio degli organi parlamentari.   Arrivare invece ad accettare che sui singoli atti deliberativi di una istituzione dell’UE  ci possa essere un sindacato giurisdizionale nazionale tedesco supererebbe ogni soglia di ragionevolezza.

Sul  punto la discussione nella Corte Costituzionale tedesca deve essere stato acceso se alla fine, per la prima volta, la stessa Corte  ha deciso di rimettere la questione alla Corte di Giustizia dell’Unione Europea. Una rimessione decisa sicuramente a malincuore dato il modo con cui la questione é stata prospettata. Perché il riconoscimento dell’autorità giurisdizionale della Corte di Lussemburgo è chiaramente accompagnata dalla precisa indicazione di quella che dovrebbe essere la soluzione auspicata dalla stessa Corte. Al momento conta comunque incassare   il riconoscimento della valenza del diritto dell’Europa sovranazionale in materia di competenze delle  istituzioni dell’Unione Europea ed in particolare della Banca Centrale a cui è attribuita una forte caratura di indipendenza.

l’Italia si avvicina alla presidenza del prossimo semestre UE, dovrebbe essere chiaro che ogni battaglia da condurre e sollecitare in materia di istituzioni  europee comincia dalla linea che si vuole sostenere nell’intervento presso la Corte del Lussemburgo.  Il Governo sia consapevole 

Davanti alla Corte del Lussemburgo si discuterà della legittimità del programma di acquisto di titoli di stato di stati membri dell’Eurozona in difficoltà finanziarie che può essere illimitato ma subordinato a clausole di stretta “condizionalità”. Il programma fu approvato nel settembre 2012  dalla BCE ma finora non ha trovato applicazione.  Due le principali questioni da affrontare in ordine alle competenze BCE.  Da una parte, quale differenza corra fra politica monetaria, affidata al mandato della BCE, e politica economica generale rimasta nella competenza degli Stati membri. Nei termini usati dalla Corte di Karlsruhe si avverte uno schematismo abbastanza improprio in materia e la richiesta di parametri restrittivi che rischiano di mettere nel nulla  la stessa, pesante, regola della  “condizionalità”. La seconda questione riguarda specificamente il divieto  di acquistare titoli degli Stati membri sul mercato primario, cioè direttamente dopo la loro emissione. La delibera del settembre 2012 aggirerebbe il divieto. Ma è tutto da vedere.

La vera grande questione sostanziale, già rimarcata in questa nota nel cominciare dalle opinioni dissenzienti, é quella della presunta lesione di diritti individuali ,intesi come  protetti costituzionalmente, che potrebbe derivare dalla decisione della BCE. Afferma la Corte di Karlsruhe: “se il diritto di voto è in pericolo di essere reso inefficace in un’area che è essenziale per l’auto-determinazione politica del popolo”  i cittadini hanno individualmente diritto di farsi valere in Corte Costituzionale. E ancora: “in ordine alla salvaguardia della loro influenza democratica nel processo di integrazione europea, i cittadini che hanno diritto al voto generale hanno il diritto di avere un trasferimento di poteri sovrani che si realizzi soltanto nei modi previsti, modi che sono minati quando c’è una usurpazione unilaterale di poteri”. In conclusione, “un cittadino può di conseguenza chiedere che il Bundestag e il Governo Federale affrontino attivamente la questione di come può essere restaurata la distribuzione dei poteri  e che essi decidano quali opzioni vogliono usare per perseguire l’obbiettivo”.

Come rispondono i giudici dissenzienti lo abbiamo già riferito.  Certamente, si tratta delle questione delle questioni.

Nella procedura che porta, davanti alla Corte del Lussemburgo , alla discussione di questioni  in esame preliminare delle norme è dato ampio spazio di intervento a molti soggetti. Innanzitutto ai governi degli Stati Membri.

Per chi, come l’Italia, si avvicina alla presidenza del prossimo semestre UE dovrebbe essere chiaro che ogni battaglia da condurre e sollecitare in materia di istituzioni  europee e del tasso di democrazia europea ( e non corrivamente nazionale) comincia immediatamente: dalla linea che si vuole sostenere nell’intervento presso la Corte del Lussemburgo.  Il Governo ne sia pienamente consapevole.

Fonte foto (Licenza Public Domain CC0)

 

 

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