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Quali istituzioni? Newsletter n.1 – gennaio 2014

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Sergio RistucciaCari lettori, oggi abbiamo inaugurato il nuovo portale della rivista. L’avventura di queste istituzioni  ha attraversato gli anni cercando di rimanere sempre al passo con le sfide che la contemporaneità ci ha sottoposto.  A chi già ci conosce posso dire che con questo nuovo inizio cercheremo di recuperare e valorizzare lo spirito che ci ha contraddistinto nel lavoro dei 40 anni appena passati; a chi incontriamo per la prima volta, chiedo di immaginare questo spazio di approfondimento e discussione come la risposta ad un momento storico in cui forte è la necessità di ridare vita ad un confronto sulle istituzioni della democrazia che possa essere all’altezza dei problemi esistenti.

L’atteggiamento di estraneità verso le “istituzioni” che negli ultimi anni campeggia sulle prime pagine dei giornali ha in realtà origini lontane nel nostro paese (forse, come si dice, fatta eccezione per vigili del fuoco e carabinieri), i problemi  del rapporto tra stato e società risalgono infatti al periodo unitario.

Molti anni dopo, la stessa grande politica dell’epoca costituente mostrò una profonda estraneità  nei confronti del ruolo e dei modi organizzativi delle istituzioni dell'”amministrare” tanto da poter affermare che sia oggi che in passato il ceto politico non è mai stato ben consapevole di cosa in concreto significhi l’amministrazione pubblica. In un simile contesto, forse è più facile leggere quei dati che oggi vedono la fiducia della società nei confronti delle istituzioni, in caduta libera.

Nel 1973, all’epoca dei primi passi di queste istituzioni l’amministrazione pubblica era nel mezzo dell’onda d’urto della contestazione del Sessantotto.  Successivamente, discorsi e non poche leggi  in materia di “riforma della pubblica amministrazione”(centrale e decentrata) si sono susseguite nella  scarsa consapevolezza di che cosa questo significhi e comporti anche in termini di impegno politico.

La macchina amministrativa – a cui spetterebbe la cura  di interessi pubblici concreti-  si trova assai spesso marginalizzata, a conquistarsi spazi con spirito difensivo e corporativo accettando di fare da simulacro sacrificale agli occhi dei cittadini che sotto il vessillo – sapientemente issato – della “lotta alla burocrazia”, credono di combattere la loro battaglia contro lo stato. Mentre  è proprio la “politica” a creare e a stringerle il cappio al collo attraverso un’insensata bulimia legislativa piena di contraddizioni e frutto di varie concause  (di cui in futuro, su queste pagine, si farà una corretta analisi). Molti collaboratori di questa testata hanno lavorato e lavorano all’interno dell’amministrazione consapevoli del fatto che il nostro paese non potrà vincere le sfide del presente e del futuro senza amministrazioni e istituzioni moderne, efficienti e professionalizzate.

questeistituzioni.it nasce con l’intento di ampliare la platea dei propri lettori ad un pubblico nuovo, un pubblico che non per forza ha cominciato a conoscerci leggendo la rivista. Nasce per rivolgersi a chi nel 1973 – anno del numero zero – non era ancora nato, a chi non siamo mai riusciti a raggiungere con i nostri trimestrali e a chi non era a conoscenza del nostro lavoro. E poi “rinasce” per chi, in vari modi, ci ha seguito in questi anni.

Analisi, opinioni e proposte: il nuovo sottotitolo della testata, traccia e riassume la strada che abbiamo deciso di percorrere insieme a vecchi e nuovi collaboratori che con me hanno deciso di scommettere su questo nuovo corso.

Il sito, che spero potrete imparare a conoscere, è diviso in macrocategorie non statiche che aggiorneremo di volta in volta in base alle necessità di approfondimento che il dibattito pubblico suggerirà. Questo – naturalmente – non a sfavore dello spazio dedicato all’approfondimento di tematiche che troppo spesso non trovano spazio nei consueti luoghi di discussione pubblica e di indagine giornalistica. Vogliamo così continuare a sperimentare quel “giornalismo di seconda istanza” non strettamente focalizzato sulla quotidianità della cronaca politica.

Siamo in cammino, buona lettura.

Sergio Ristuccia

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