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Quali senatori e quali organi ausiliari, ovvero quale riforma

Che competenze dovranno avere i nuovi senatori e quale sarà il nuovo assetto degli organi ausiliari dopo l'abolizione del CNEL?

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Quali senatori e quali organi ausiliari, ovvero quale riforma del SenatoLe grandi questioni da affrontare a questo punto sono due: che tipo di membri del Senato possono attendere a compiti tanto impegnativi. E cosa sono gli “organi ausiliari”, a chi devono servire ed insomma che senso hanno gli articoli 99 e 100 della Costituzione del 1948.

Sulla prima questione c’è da dire che, anche quando ci si voglia limitare alla funzione legislativa occasionale e ridotta, c’è bisogno di senatori in servizio permanente effettivo. Occorre, infatti, seguire attentamente i lavori della Camera in modo che i tempi fissati per il “richiamo” delle leggi e l’eventuale intervento senatorio siano dedicati alle necessarie operazioni deliberative e non già a istruttorie che invece, in qualche modo, devono essere predisposte e realizzate durante l’iter legislativo alla Camera.

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Questo servizio permanente ed effettivo diviene più stringente se si guarda al complesso di ruoli e compiti innanzi disegnati. Una volta immaginato un Senato con profilo forte che non sia fotocopia sbiadita di un organo legislativo che opera solo eventualmente e con facoltà ridotte, i senatori che saranno di numero molto ridotto confronto ad ora si dovranno prodigare. E’ fuori di ogni senso di realtà che lavorino senza alcun onorario. Significherebbe che si vuole semplicemente chiudere il Senato. Lasciamo per ora da parte il problema della loro elezione e dell’eventuale “qualità” da richiedere a tutti o una parte dei Senatori. Bisogna innanzitutto essere chiari sulle questioni di ruolo, compiti, profilo complessivo del Senato. Le scelte sulla forma di elezione risulteranno più facili da affrontare.

La seconda questione è quella del ruolo degli “organi ausiliari” di cui agli articoli 99 e 100 della Costituzione. Il Disegno di legge costituzionale presentato dal Governo prevede la soppressione del Consiglio Nazionale dell’Economia e del Lavoro attraverso la semplice soppressione dell’articolo 99 (in pratica, le cose saranno più complicate, ma non è questo un argomento da affrontare qui) adducendo motivazioni molto elementari. Vale brevemente ricordarle.
Nella relazione governativa al disegno di legge costituzionale si introduce il tema CNEL con queste parole: “ il disegno di legge prevede l’abolizione del Consiglio dell’economia e del lavoro” insieme ad altre disposizioni “finalizzate al contenimento dei costi delle istituzioni politiche”. Più avanti si dice che l’abrogazione è giustificata dal fatto che il Cnel, “organo al quale la Costituzione ha riconosciuto il potere di iniziativa legislativa e affidato una funzione di consulenza delle Camere e del Governo, con particolare riferimento alle materie oggetto della legislazione in campo economico e sociale” ha tuttavia prodotto “un numero ridotto di iniziative parlamentari e non appare oggi più rispondente alle esigenze di raccordo con le categorie economiche e sociali che in origine ne avevano giustificato l’istituzione”.

Per essere nel campo della ricostruzione dell’”architettura istituzionale” definita dalla Costituzione, le motivazioni sembrano reticenti e ai limiti dell’inconsistenza, prive come sono di qualche schizzo critico di ricostruzione storico-analitica. E non è soltanto questione di stile. Il solo fatto dell’abolizione di un organo bene o male “costituzionale” pone l’obbligo di motivare adeguatamente. Che la nostra osservazione sia fondata si deduce, del resto, dal fatto che seguendo le linee del disegno di legge governativo non è possibile cogliere nessun pensiero riguardante gli “organi ausiliari” e nessun cenno alla “strategia”, diciamo così, degli organi ausiliari. E’ un dato acquisito della storiografia istituzionale del paese che i padri costituenti non dedicarono molta attenzione al tema del ruolo degli organi ausiliari che, almeno secondo la lettera dei due articoli citati della Costituzione, sono tre: il CNEL, il Consiglio di Stato e la Corte dei conti. Riguardo a questi due ultimi l’avvento della Costituzione repubblicana non ha indotto a nuovi e penetranti ripensamenti. E’ semplicemente sembrato utile che i due organi più o meno coevi dell’unità del paese meritassero una menzione costituzionale se non – come qualcuno degli appartenenti ai due corpi ha talora tentato di sostenere – una loro promozione costituzionale. Ciò costituendo assai spesso uno scudo verso riassetti di ruoli e poteri in un senso che vadano verso una loro maggiore razionalità e funzionalità ( si pensi alla compresenza di controllo e giurisdizione nella Corte dei conti) venendo,anzi, a giustificare attribuzioni che sono fra loro in contraddizione.

In ogni caso, nel quadro di una riflessione non approfondita, i padri costituenti mettono insieme un organo che come oggetto di riferimento ha i rapporti sociali sia pure considerati sotto la lente distorta della rappresentanza delle cd. “forze sociali” (impossibile se non in termini di selezione “oligopolistica” in una società in grande movimento) e due organi di natura giuridica profondamente innervati nel sistema amministrativo ma con una storia tormentata quanto a fini e poteri che inizia con la monarchia costituzionale di Carlo Alberto. Sopprimere il CNEL finisce inevitabilmente per rafforzare il significato “costituzionale” degli altri due organi ausiliari.

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Tanto più che la citazione in Costituzione fu una semplice spolveratura costituzionale di organi che, all’epoca immediatamente precedente all’avvento dello Stato democratico, avevano goduto di un particolare sostegno da parte della legislazione fascista degli Anni Trenta. La portata pratica della spolveratura democratica-costituzionale non è andata, nei fatti, nel verso che si vorrebbe perseguire oggi come lotta ad un impianto burocratico dello Stato.

Limitandoci per ora a questa affermazione generale, ci legittimo chiedersi se non sia il momento di chiudere tout court il capitolo costituzionale dei cd. “organi ausiliari”. Non è certo un’operazione complicata perchè non si tratterebbe di mettere in questione la sopravvivenza dei due organi, ma soltanto della veste fornita dall’art.100. Certo vorrebbe dire avere il coraggio di affrontare problemi di qualche delicatezza andando a toccare “corpi” che non hanno la statura di creare e riunire la cosiddetta “noblesse d’Etat”, come si poteva dire fino ad alcuni anni fa in Francia , ma hanno sì una bella potenza di fuoco. Limitarsi al CNEL significa un’ operazione che si può qualificare come sparare su chi non ha alcuna potenza di fuoco (significa, come si dice, “sparare sulla Croce Rossa”) anche se questa potenza manca anche per vizi propri, antichi e recenti. Ma se questa abolizione costituisce, come si dice, un must é necessariamente in questione il sistema degli organi ausiliari.

Certamente il profilo del CNEL disegnato in Costituzione era e continua ad essere sbagliato.. Noi continuiamo a ritenere, come 70 anni fa pensava Adriano Olivetti, che sia un grave errore pensare a organi che facciano parte del sistema di governo in quanto costituiti da rappresentanze economico/professionali di vario tipo, che diventano sempre, inevitabilmente, corporative.

Ma abbiamo già indicato cosa servirebbe al sistema di governo al posto del CNEL,: un autorevole osservatorio istituzionale, con adeguate facoltà di indagine, incaricato di guardare lontano e tale da compensare l’orizzonte normale della politica che è, inevitabilmente, il day by day. Un allargamento alle varie scienze sociali e naturali che si caratterizzi in confronto, per fare un esempio fra gli altri, al Council of Economic Advisers del Presidente degli Stati Uniti per escludere l’egemonia dell’economia , chiamando in prima linea altre discipline. In una posizione forte di indipendenza. Abbiamo da tempo avvertito la necessità, anche per superare la Grande Crisi in cui viviamo tuttora, che ci sia un forte impegno interdisciplinare indirizzato a cogliere per tempo fenomeni sociali rilevanti e proporre alternative di policies fondate su solide ricognizioni scientifiche da offrire alla condivisione sociale e al dibattito pubblico. La domanda della Regina Elisabetta alla London School of Economics quando scoppiò la crisi vale ancora per tutti : Why did nobody notice it?.

Per concludere queste prime annotazioni, una convinzione vogliamo dichiarare: che senza operazioni dettate da un pensiero istituzionale forte, con qualche idea un pò più “inaudita” di quelle che sembrano molto innovative soltanto a causa della pigrizia del pensiero riguardante le istituzioni della democrazia, la riforma in campo rischia di essere una riforma piccola, piccola.

Fonte foto: licenza Creative Commons 2.0 di Agenziami

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